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domenica 1 febbraio 2009

ADESIONE AL “MOVIMENTO PER LA SINISTRA”

Comunicazione avvenuta Consiglio Comunale di Narni del 28/01/09

In seguito alle vicende nazionali, in seguito alla conferenza stampa di ieri del gruppo dirigente del PRC Terni uscente, avendo aderito in fase congressuale alla mozione Vendola e condividendo appieno il pensiero e l'azione politica del Governatore della Puglia, ho scelto di aderire al "Movimento per la Sinistra" e quindi di lasciare, dolorosamente ma con convinzione, Rifondazione Comunista.
Un partito divenuto, purtroppo, ormai inutile, prigioniero di mitologie e che rappresenta solo l'antagonismo delle chiacchiere chiuso in un settarismo tale da renderlo ininfluente sulla scena politica nazionale e locale.


Nonostante ciò non rappresenterà mai il mio avversario politico che rimarrà, ovviamente, la politica talk show, volgare, xenofoba e liberticida della destra ed in particolare del berlusconismo.



Aderisco quindi , prendendo in prestito le parole di Vendola, al "Movimento per la Sinistra" non un nuovo partito, ma un nuovo inizio, un altro partire per Una sinistra del lavoro e delle libertà, che ingaggi un molecolare corpo a corpo contro la paura e contro la solitudine, che ritrovi l'ago e il filo con cui cucire nuovi legami sociali, pezzi di comunità, movimenti che fanno politica coinvolgendo e accogliendo.



Nei prossimi giorni presenterò la richiesta ufficiale al Presidente del Consiglio per il cambio del Gruppo Consiliare e presenterò una relazione politica più approfondita rispetto alla presente comunicazione per esplicitare meglio la mia scelta e dell'area che da oggi inizio a rappresentare.



Cons. Alfonso Morelli

giovedì 15 gennaio 2009

Rifondazione per la sinistra per la Palestina

Comunicato stampa

Rifondazione per la sinistra parteciperà alla manifestazione di Assisi del 17 gennaio "Non si può rimanere a guardare" contro i massacri a Gaza. Rifondazione per la sinistra non considera questo appuntamento in alternativa alla manifestazione che nello stesso giorno e sullo stesso problema si svolgerà a Roma alla quale ci sarà quindi una nostra presenza. Fa sue le parole di quanti operano perché tra le due manifestazioni si stabilisca un ponte di condivisione e di dialogo teso a far vivere un reale percorso di pace. Con tutti, anche noi esprimiamo il nostro sdegno e il nostro dolore per il sangue innocente versato in primo luogo a causa delle scelte e delle strategie politiche del governo israeliano. Chiediamo l'immediata fine del massacro di civili e di ogni altra forma di rappresaglia. L'Italia e l'Europa rompano il colpevole silenzio e l'inerzia che ne ha contraddistinto fino ad oggi l'atteggiamento di fronte alla tragedia della popolazione di Gaza, si facciano protagoniste di un'iniziativa politico-istituzionali che interrompa l'escalation di violenza e ricostruisca nel più breve tempo possibile, nonostante tutto, le condizioni per cercare di nuovo una soluzione di pace e di convivenza tra i due popoli. Riprovare a percorrere la via della giustizia per il popolo palestinese, che non ha Stato e soffre di una insostenibile condizione di disparità nei rapporti con Israele; la via di una diplomazia sopra le parti, quella che non cede ai ricatti e alle convenienze della ragion di stato, affinché la violenza cieca delle armi non alimenti a dismisura l'odio reciproco e gli opposti fondamentalismi. E la via della pace perché non siano distrutte per sempre le condizioni di convivenza nello stesso spicchio di mondo dei due popoli e il diritto alla sicurezza da una parte e dall'altra non produca altri insormontabili muri ma sia frutto della solidarietà e del riconoscimento reciproco.

L'Europa non guardi altrove, si faccia parte terza, con l'Onu, con i Paesi arabi disponibili, con quanti hanno o potranno avere a cuore l'unica prospettiva risolutiva per il Medio Oriente, per la Palestina, per Israele: due popoli, due Stati, una pace, una libertà, un futuro.

Intanto subito un cessate il fuoco affinché sia posta fine ai massacri, cessi l'occupazione israeliana della striscia e l'Onu invii una forza di aiuto alla popolazione civile e di interposizione.

venerdì 26 dicembre 2008

Un commissario politico a Liberazione?

da Liberazione del 24.12.08. Di Piero Sansonetti

Cari amici e compagni lettori, siamo nei guai. Liberazione è a rischio, è a rischio la sua autonomia, la sua libertà, cioè gli elementi essenziali che garantiscono che un giornale sia un giornale.
Vi riassumo gli avvenimenti delle ultime 24 ore (che hanno provocato lo sciopero dei giornalisti di Liberazione, e oggi hanno prodotto una nota ufficiale, molto molto severa, del sindacato). E’ successo questo: lunedì pomeriggio si è riunita la Direzione del Prc e ha bocciato (a stretta maggioranza) il piano di ristrutturazione e di rilancio del giornale, che era stato varato dal consiglio di amministrazione (e alla cui stesura avevo partecipato). Non è stata presentata nessuna motivazione ragionevole per questa decisione. Bocciato e basta. Il piano, che prevedeva l’annullamento del deficit e dunque un bilancio in pareggio, era stato accolto come base di trattativa dal sindacato dei giornalisti e dal comitato di redazione. Oggi la trattativa si sarebbe dovuta aprire. Ma è saltata. La bocciatura da parte del partito - di per sé - non ha peso giuridico, ma è un siluro politico formidabile, che mette a rischio la sopravvivenza del giornale. Alla bocciatura del piano, la direzione del Prc (sempre a stretta maggioranza) ha fatto seguire altre due decisioni. La prima - gravissima - è quella di chiedere la revoca del consiglio di amministrazione del giornale, con un vero e proprio colpo di mano, forse inedito nella storia dell’editoria italiana del dopoguerra. La seconda è quella di annunciare la probabile vendita del giornale ad un editore privato. Il nome dell’editore doveva restare segreto, ma noi lo abbiamo scoperto: si tratta di Luca Bonaccorsi, una persona che noi conosciamo bene e con il quale abbiamo anche rapporti di simpatia, ma che finora - lo sottolinea la nota dell’Fnsi - come editore non ha dato molte garanzie (e deve affrontare diverse cause di lavoro avviate dai suoi dipendenti o ex dipendenti). Tutto questo è successo lunedì sera. Ieri abbiamo saputo delle cose che hanno ancora accresciuto il nostro allarme, e anche - lo confessiamo - il nostro incredulo stupore. E cioè siamo venuti a sapere che esiste una proposta di accordo, messa nero su bianco dall’editore Bonaccorsi, che la presenta come il riassunto “delle intese intercorse fino ad oggi” con i rappresentanti della proprietà (e dunque del partito).
In queste intese ci sono tre cose, tra le altre, che colpiscono e lasciano interdetti. La prima riguarda l’impegno a difendere “gli attuali livelli occupazionali”, e cioè a “non licenziare”. E’ vero che questo impegno viene assunto solennemente, come effettivamente era stato assicurato lunedì durante la riunione della Direzione, ma con un piccolo codicillo che recita così: “compatibilmente con lo sviluppo della società editrice conseguente al suo rilancio”. Che vuol dire? Che se per caso questo rilancio non ci sarà, come è un po’ più che probabile, l’editore potrà ristrutturare l’azienda come meglio credere e mandare a casa chi pare a lui.
La seconda cosa che colpisce riguarda l’autonomia generale del giornale, dichiarata apertamente un pericolo da abbattere. Dice testualmente l’accordo: “gli obiettivi dell’operazione: …tutela del controllo della linea politica del giornale da parte della segreteria del partito”. Ora, a me hanno detto che esageravo quando paragonavo certe idee sulla libertà dell’informazione alle idee brezneviane. Però dovete ammettere che questo concetto, secondo il quale la segreteria del partito è titolare della linea del giornale, in Occidente non era mai stato dichiarato. Altro che bollettino di partito!
La terza cosa che lascia davvero interdetti è la proposta di doppia direzione. E’ scritto testualmente nell’accordo che ci sarà un direttore responsabile che però non avrà voce sulla linea politica del giornale e addirittura non potrà decidere chi sono gli editorialisti e quali editoriali pubblicare. Ora voi capite che un direttore che non può decidere chi scrive l’editoriale, né può scriverlo lui, più che un direttore è un cretino. Questo mezzo direttore dovrà occuparsi solo della cronaca e della cultura, sempre che i temi culturali non investano scelte di linea politica. Tutto il resto spetterà ad una figura definita “direttore politico editoriale”, designato dal partito e che avrà poteri assoluti. Un vero e proprio commissario politico. Tutto questo, naturalmente, in violazione del contratto nazionale di lavoro. Ma la violazione del contratto di lavoro non è neppure l’aspetto più grave: l’aspetto più grave è la violazione di qualunque idea di libera informazione e di qualunque rispetto per l’autonomia e per i diritti dei giornalisti. E’ la concezione totalitaria, che sembra persino un po’ una farsa, una esagerazione caricaturale di vecchie idee autoritarie degli anni 50.
Diciamo che di positivo, in questo preaccordo, c’è solo una cosa: che è un “preliminare” d’accordo, una specie di compromesso di vendita, ma non è ancora definitivo. Ritengo abbastanza probabile che sia frutto di un equivoco o di qualche problema di “impreparazione” in chi ha trattato l’affare. Francamente sono convinto che Paolo Ferrero non possa far passare una cosa del genere, e per di più farlo furtivamente nei giorni delle vacanze natalizie, e oltretutto attraverso il “putsch” dell’esautoramento del consiglio di amministrazione.
Noi siamo qui per sollecitare un ripensamento, e per ribadire che questa redazione è disponibile ad ogni trattativa per salvare il giornale. Diciamo la verità: non è rimasto più molto a sinistra, non ci sono grandi segnali di vita. Liberazione è uno dei pochi “organismi viventi”. Che senso ha tentare di raderla al suolo? Qual è il motivo vero? Perché è un giornale contrario alle dittature? Perché non ama il muro di Berlino? Perché è troppo amica degli omosessuali e delle femministe? Perché fu troppo libera e critica col governo Prodi? Perché aspira a un nuovo soggetto unitario della sinistra? Perché non ama i riti e le burocrazie di partito? Perché troppe volte antepone il culto della libertà a tutto il resto? O addirittura perché è troppo radicale nelle sue battaglie a difesa degli immigrati, o a difesa dei lavoratori, dei loro diritti, delle lotte della classe operaia?
Non è possibile dare una risposta positiva a nessuna di queste domande. A nessuna. Allora forse c’è ancora il tempo per ricominciare a dialogare. Per cercare una via di salvezza di questo patrimonio, che non appartiene a nessuno, che è di tutta la sinistra e che è una ricchezza, che non può essere dispersa, per il sistema dell’informazione. Cancelliamo quella proposta di accordo e ricominciamo daccapo.

venerdì 26 settembre 2008

RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA

L'Area Programmatica "Rifondazione per la Sinistra" della Provincia di Terni Organizza pulman per l'assemblea nazionale di sabato 27 che si svolgerà all'interno della festa romana dell' area programmatica "Rifondazione per la Sinistra", che si terrà dal 22 al 28 settembre al Parco Benedetto Brin (Garbatella), con PARTENZA DAL TEMINAL BUS DI TERNI IN VIA DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE (PIAZZALE ATC) alle ore 8.00. (si prega di essere puntali)




Per info e prenotazioni:
339/4903203 Roberta
328/6968567 Emiliano
3292506711 Alfonso
Oppure scrivi:
roberta.caffarelli@gmail.com
emiliano.listanti@gmail.com


Leggi, Inoltra, Diffondi, Organizza!!!!!!!!!!!!!



Sabato 27 settembre dalle ore 10 alle 18 a Roma si terrà la prima assemblea nazionale di Rifondazione per la Sinistra: “Le belle bandiere”.
Conclude Nichi Vendola ore 20
Arena per bambine e bambini ore 21.30
Etruria Criminale Banda in concerto
Leggi il documento politico Le belle bandiere - Formato: application/msword
Scarica la locandina locandina - Formato: application/pdf
Come arrivare all’assemblea Come arrivare - Formato: application/msword

maggiori info www.nichivendola.it

lunedì 11 agosto 2008

NARNI - COMUNICATO STAMPA NASCITA GRUPPO GIOVANI COMUNISTI

“L’area “Rifondazione per la sinistra” vuole puntare sulle giovani generazioni. E vuole farlo anche in forma organizzata per valorizzare le potenzialità presenti sui territori e dare vita a iniziative e ad attività socio-culturali concrete”. Si costituisce così, anche a Narni, il gruppo dei giovani comunisti che va ad inserirsi in un’organizzazione diffusa in tutta Italia e che, solo a livello provinciale, conta più di centocinquanta iscritti tra ragazze e ragazzi.

A Narni, dice il coordinatore provinciale Marco Vulcano “tutto è nato dagli incontri organizzati in occasione del congresso di Rifondazione: lì alcuni ragazzi hanno manifestato l’interesse per la proposta politica della mozione 2 e ne hanno cominciato a condividere i presupposti”.

Una forma spontanea di coinvolgimento, quindi, fatta di partecipazione e progettualità, nata nel periodo congressuale “discutendo insieme sulle questioni principali che l’area “rifondazione per la sinistra” pone come priorità: la pratica dell’innovazione e della ricerca, lo svecchiamento dei linguaggi e della forma partito, la costruzione di spazi condivisi di democrazia e relazioni”. I ragazzi dei gc nascono quindi intorno ad un progetto politico vero e proprio e con la volontà di fare della trasformazione sociale la bussola del loro agire.

“Abbiamo già in mente una serie di iniziative in collaborazione con i Giovani comunisti di Terni per avvicinarci alla realtà scolastica e alle problematiche ad essa connesse, prima fra tutte l’organizzazione di un mercatino dei libri usati per contrastare il costo eccessivo dei testi scolastici. L’idea è quella di andare incontro all’economia delle famiglie, cercando di creare un meccanismo virtuoso di “baratto”, attraverso cui siano agevolati l’accesso allo studio e alla formazione. Così si attiva un sistema di compravendita a prezzi dimezzati e si favorisce il principio del risparmio e del riciclo, principio che dovrebbe valere su molti altri beni di consumo”.

Il meccanismo è semplicissimo: il “venditore” porta i libri e ottiene una ricevuta, appena arriva un acquirente che compra i libri il venditore viene ricontattato e gli viene data circa la metà del prezzo di vendita. Il mercatino è già attivo in questi giorni, i volontari dei gc stanno già raccogliendo i primi testi delle scuole medie e superiori di tutti gli istituti di Narni, Narni Scalo e Terni. Chiunque fosse interessato può contattare i seguenti numeri, per Terni: 3487138617 e 3282318679; per Narni: 3488998605 e 3470585161, scrivere a gcterni@gmail.com oppure visitare i siti www.altrasinistranarni.it o www.gcterni.it

Giovani Comunisti Narni

sabato 2 agosto 2008

Anche a Narni nasce Rifondazione per la Sinistra

Si è costituita anche a Narni all’interno del Partito della Rifondazione Comunista l’area politico-culturale “Rifondazione per la sinistra” formata dagli esponenti della mozione congressuale di Rifondazione Comunista guidata da Niki Vendola.
Obiettivo dell'area è quello di coniugare la storia di Rifondazione con la prospettiva di costruzione di una nuova sinistra, avviando da subito un'iniziativa politica a tutto campo con l'intento, in stretta coerenza con la nostra battaglia congressuale, di ricostruire la sinistra, rinnovarne la cultura e rilanciarne il ruolo di opposizione sociale e politica al governo delle destre che hanno stravinto prima che nelle urne, nella società.
Per la natura stessa dei suoi obiettivi, questa area non può essere ridotta solo a corrente interna al Prc.
“Intendiamo praticare da subito forme di collaborazione e dialogo con tutte le forze sociali e politiche intenzionate come noi a ricostruire la sinistra” fanno sapere i sostenitori dell’area. E poi proseguono “ questo obiettivo va perseguito in primo luogo rivolgendosi alla sinistra diffusa, alle forze organizzate sul territorio, come ai protagonisti delle lotte sociali e delle battaglie culturali. Dobbiamo generare nel paese un movimento unitario e plurale per la ricostruzione di una sinistra ampia e all’altezza dei problemi e delle contraddizioni del XXI secolo, a partire da un ripensamento radicale dei limiti, storici oltre che politici, della politica di sinistra del novecento”.



AREA POLITICO-CULTURALE
RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA NARNI

giovedì 31 luglio 2008

MOZIONE VENDOLA DIVENTA AREA, ASSEMBLEA IL 27 SETTEMBRE

La mozione 2 del Prc, di cui il primo firmatario era Nichi Vendola, riunitasi oggi per trarre un bilancio del congresso di Chianciano, ha deciso di dare immeditamente vita a un'area politica, culturale e programmatica che assumera' il nome di 'Rifondazione per la sinistra'". Lo comunica una nota, in cui si spiega: "Obiettivo dell'area che abbiamo costituito e' avviare subito un'iniziativa politica a tutto campo con l'obiettivo, in stretta coerenza con la nostra battaglia congressuale, di ricostruire la sinistra, rinnovarne la cultura e rilanciarne il ruolo di opposizione sociale e politica. Per la natura stessa dei suoi obiettivi, questa area non puo' essere ridotta solo a corrente interna al Prc. Intendiamo infatti praticare da subito forme di collaborazione e dialogo con tutte le forze sociale e politiche intenzionate, come noi, a ricostruire la sinistra. Per questo convocheremo per il 27 settembre un'assemblea nazionale di tutta l'area, alla quale inviteremo a partecipare tutti i soggetti politici, sociali e culturali pronti a impegnarsi per restituire alla Sinistra e al conflitto sociale una presenza forte in Italia e in Europa. L'assemblea del 27 sara' preceduta da un'intensa campagna di moblitazione in ogni citta' e tutte le federazioni del Prc, nella quale spiegheremo a tutti i compagni la natura e lo scopo della nostra iniziativa. A scanso di equivoci, e' necessario ribadire che non abbiamo alcuna intenzione di abbandonare il Prc, di cui incarniamo la migliore tradizione innovativa, e che consideriamo indispensabile ai fini della ricostruzione della Sinistra.

lunedì 28 luglio 2008

Rifondazione per la Sinistra

bozza non corretta
In Italia c’è un grande bisogno di opposizione. Il governo Berlusconi sta dando vita, attraverso ogni suo quotidiano atto, ad una forma di “regime leggero”, ottenuto dall’impasto tra politiche populiste, liberiste ed autoritarie.
Oggi è in atto un attacco alle condizioni di vita di milioni di donne e di uomini, ai diritti dei lavoratori (a partire dal contratto collettivo di lavoro), all’uso sistematico della dichiarazione di emergenza contro i migranti, i rom, le lotte ambientaliste.
C’è bisogno di opposizione, ma essa manca poiché non c’è una sinistra capace di darle vita. L’attuale opposizione presente in Parlamento non è in grado di esercitare una azione efficace, o perché essa è muta socialmente (come nel caso giustizialista dell’Italia dei Valori) o perché non ha i fondamenti necessari per costituirsi come opposizione sociale nel paese. È il caso del Pd, nato esclusivamente in funzione del governo e quindi incapace di agire l’opposizione come terreno della rilegittimazione della politica di massa.Il compito di Rifondazione Comunista è quello di contribuire a ricostruire l’opposizione nel paese. Vanno riprese le lotte e il conflitto sociale, la tessitura di relazioni e l’individuazione di un progetto di alternativa di società. Va rigenerata la sinistra di questo paese, in un processo di ricostruzione paziente che è fatto di reinsediamento sui territori, di alleanze con soggetti sociali organizzati, di inclusione e partecipazione di donne e uomini che sentono l’urgenza e la necessità dell’azione di una nuova sinistra in Italia.
Bisogna costruire una vasta e ricca mobilitazione permanente, una opposizione plurale, civile e sociale, alle destre. È il primo compito di Rifondazione, anche nella contesa con il Pd, dentro il suo insediamento elettorale, tra il nostro popolo.
Le stesse elezioni europee non possono essere un banale terreno di rivincita, ma la prosecuzione delle lotte della sinistra continentale nel nostro paese, che deve raccogliere e capitalizzare l’opposizione al modello europeo che si è venuto costruendo, quello delle banche e delle tecnocrazie. Il nostro è e rimarrà un europeismo popolare e di sinistra. Per questo ribadiamo la nostra adozione del programma comune che, per la prima volta, rappresenterà l’intero Partito della Sinistra europea nella prossima competizione elettorale.
Per questo motivo Rifondazione comunista ribadisce l’impegno a presentarsi autonomamente con il proprio simbolo e con il programma della Sinistra europea, impegnandosi a riformare nel prossimo Parlamento europeo il Gruppo della sinistra unitaria (Gue-Ngl).
Bisogna tornare nella società, non fuggendo dalla politica, anzi criticando in radice qualunque sciagurata ipotesi di autonomia del sociale e di autonomia del politico. Il politicismo è una prigione. Ma l’esodo dalla politica è la rinuncia al cambiamento.
In questo quadro è indispensabile il ruolo, autonomo e combattivo, delle forze sindacali. Contro il sindacato, inteso come struttura basilare della coalizione dei lavoratori, si sono mosse pesantissime azioni di delegittimazione da parte del Governo e di Confindustria. Tante sono, tuttavia, le responsabilità oggettive e soggettive di tale indebolimento. Va ricostruita la sinistra, anche perché senza di essa, senza la sua azione politica e sociale, la stessa azione del sindacato ne viene indebolita. Oggi, più di ieri, ci sarebbero tutte le ragioni per l’indizione di uno sciopero generale: dalla catena di omicidi bianchi sul lavoro alla politica antisociale del governo. Le condizioni affinché lo sciopero generale ci sia vanno costruite da molti attori sociali e politici, noi tra questi. A tal fine consideriamo fondamentale la ripresa di un’iniziativa che rafforzi la sinistra sindacale, per l’opposizione e per la battaglia contro le politiche concertative di questi anni. Le forze sindacali, autonome ed indipendenti dai partiti e dalle forze padronali e di governo, partecipano in maniera decisiva alla ricostruzione di campo più ampio ed efficace della sinistra.
Ma la sinistra è un progetto innanzitutto di popolo. Di un popolo che può e deve trovare voce e rappresentanza nella società italiana. Esso si è, nel corso degli anni, organizzato in molte forme, dalle associazioni al volontariato, fino alle forme di autorganizzazione di lotte sociali ed ambientali. Tale esperienze, molto ricche e feconde, sono una base di un possibile ripopolamento di un tessuto democratico logorato dall’egemonia del pensiero e delle idee della destra.
Occorre una opposizione capillare fatta di mobilitazioni molteplici, capillari, decentrate e democratiche, fino a prevedere mobilitazioni generali che impegnino il partito a farsene interprete e protagonista, insieme a associazioni, forze politiche, movimenti e singoli individui che non si rassegnano alla condizione presente.
La nostra piattaforma è quella che lotta per i diritti sociali e quelli civili, per le libertà e le garanzie, per la difesa della Costituzione repubblicana e per una nuova idea di “beni comuni”, per la pace e per la giustizia sociale in ogni parte del mondo (a partire dalla organizzazione delle prossime mobilitazioni contro il G8 del 2009 in Italia e dall’impegno contro la Nato e per il ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan).
Difesadel contrato collettivo nazionale, aumento del potere d’acquisto dei salari, salario sociale, politiche contro la disoccupazione e la precarietà, iniziative per una politica di rilancio del Mezzogiorno, estensione e promozione del welfare pubblico, piani per l’edilizia popolare, rilancio della scuola e dell’università pubbliche, diritti rivendicati dai movimenti lgbtq contro la discriminazione e per una nuova cittadinanza, difesa intransigente dei diritti di cittadinanza dei migranti, politiche ambientali (a partire dal no alla Tav e all’energia nucleare). Sono solo alcuni dei nostri obiettivi prioritari in questo contesto. L’alternativa di società è per noi sempre più indispensabile.Dalla sconfitta per ricostruire
Rifondazione comunista è oggi di fronte al compito più difficile dalla sua nascita. La sconfitta del 13 e 14 aprile è stata di dimensioni storiche. Una sconfitta prevedibile, ma non scontata. Nelle elezioni scorse la vittoria delle destre è apparsa come l’esondazione di un’acqua scura lungamente accumulata negli anni. La destra ha vinto nella società, prima ancora che nella politica. Noi siamo chiamati ad una ricollocazione strategica.
Gli anni dell’esperienza del governo dell’Unione sono risultati fallimentari. Non abbiamo inteso quanto fosse improba la nostra richiesta di rendere “permeabile” il governo dall’azione dei movimenti sociali. Non siamo stati all’altezza di padroneggiare la congiuntura e chiederci il perché del governo, oltre ad essere stati del tutto inefficaci nell’azione concreta del come governare. La concreta forma del Pd ci fa dire che è impossibile un accordo organico per il governo del paese. E’ quindi sbagliata la proposta della costruzione di un nuovo centrosinistra. Va fatto un bilancio senza sconti alla concreta evoluzione di quel progetto ed della compatibilità nostra con esso.
Il nostro rapporto con il Pd non può che partire dall’autonomia progettuale e politica del nostro partito ed è indispensabile proporsi ad esso in alternativa rispetto al suo progetto strategico. In ogni caso, data la nostra presenza in tante esperienze di governo locale (che vanno governate in primo luogo dalle decisioni dei livelli territoriali corrispondenti) ed in vista delle prossime competizioni amministrative, va tratto un giudizio da tali esperienze per il futuro, che costituisca la base per un rilancio della nostra efficacia dentro le istituzioni a tutti i livelli. Tracciare un bilancio politico amministrativo ci serve per dispiegare a pieno la nostra forza politica, facendo della critica alle politiche liberiste e della questione morale i nostri pilastri fondamentali. In questo nuovo quadro l’azione a livello locale deve poter essere occasione per creare spazi di controtendenza, senza cedere a logiche di generalizzazione di giudizi o di autoesclusioni. Ma è indubbiamente necessario che le differenze culturali e programmatiche si manifestino in modo chiaro e percettibile.
Il nostro rapporto con le altre forze organizzate della sinistra non può che partire dal bilancio sull’esperienza della Sinistra,l’arcobaleno. Essa è stata un fallimento e riteniamo non più riproducibile quel modello di cartello elettorale. Tuttavia è nostro interesse rilanciare forme di collaborazione nel quadro più ampio della sinistra, declinando però l’invito che ci è stato fatto dal congresso del Pdci di unificare le sole forze che si definiscono comuniste nel paese.
Dal fallimento del governo e della sinistra,l’arcobaleno dobbiamo estrarre la necessaria lezione per impedire che anche l’opposizione fallisca.
Il congresso, una tappa della rifondazione
Nel nostro congresso si sono confrontate posizioni politiche alternative fra loro, delle quali una ha conseguito l’ampia maggioranza relativa dei voti. Nessuna delle proposte politiche registrate nel dibattito congressuale, la costituente di sinistra, la federazione delle sinistre, il partito sociale, l’unità dei comunisti, la svolta operaia hanno conseguito la maggioranza assoluta dei consensi. Resta dunque aperto il campo della ricerca politica, che noi collochiamo nel quadro della ricostruzione e rigenerazione della sinistra.
Tale ricerca deve tener conto di una situazione mutata rispetto alla fase di apertura del dibattito congressuale. Il dibattito congressuale è stato aspro e teso, ma assai partecipato. Esso, in ogni caso, ci consegna materiali per una possibile ricostruzione unitaria del partito che poggi su basi politiche solide e di prospettiva e non sulla sommatoria indistinta di culture politiche e progetti strategici divaricati e tenuti insieme solo da una negazione, la negazione della storia stessa delle trasformazioni e delle innovazioni di Rifondazione comunista. Nella nostra storia è stata sempre la politica a guidare i nostri passi, non la gestione. Chi si prende la responsabilità di spaccare il partito in maniera dolorosa, lo fa contro gli interessi della nostra intera comunità politica.
Per questo riteniamo di dover “cercare ancora” e di lavorare ad un rilancio del progetto strategico di Rifondazione comunista, contribuendovi anche con un dibattito aperto e pluralistico, sulle basi teoriche delle nostre acquisizioni collettive: dalla riflessione sul pensiero della differenza e del femminismo, alla nonviolenza, passando per tutte le rielaborazioni dei concetti appartenenti alla cultura storica della sinistra. L’innovazione politica e culturale sono state la nostra tensione costante, iscritta nel nostro stesso nome: rifondazione. Abbiamo fatto questo percorso nell’elaborazione e nel vivo delle lotte di Genova e del movimento altermondista. Vogliamo continuare a farlo, nel vivo del rapporto con i movimenti sociali e politici del paese.
La nostra comunità è mortificata del risultato elettorale e scossa dall’asprezza dello scontro durante il congresso. La cura che dobbiamo ad essa non può che partire da una nuova stagione di apertura verso l’esterno, verso nuovi iscritti ed aderenti che ravvivino le nostre organizzazioni, troppo spesso esangui in tanta parte del paese.
Vogliamo che vi sia una nuova stagione di democrazia interna e di ripresa di percorsi partecipativi, nella formazione delle decisioni e nella individuazione degli organismi dirigenti. Gli stessi contributi della conferenza di Carrara debbono essere aggiornati ed estesi rispetto al bisogno di costruzione condivisa della nostra comunità.
Consideriamo la critica alla cultura maschile e monosessuata del partito un impegno prioritario, nella prossima fase, della nostra azione politica interna all’organizzazione.

Intervento conclusivo di Nichi Vendola al Congresso di Rifondazione Comunista

Ci sono state volgarità straordinarie in questo congresso ma, per i quasi 38 anni di militanza comunista della mia vita, posso dire che vale guardare l’orizzonte. Difficilmente mi sono lasciato invischiare in un decadimento che è indicativo dei problemi che ha la sinistra, la nostra comunità, la società italiana.Ho vissuto questo congresso come un compimento della sconfitta che ha riguardato la sinistra in Italia, come la conseguenza di quella sconfitta, come un arretramento culturale.Ho sentito nel dibattito toni espliciti di plebeismo. E siccome sono stato educato alla cultura comunista da vecchi braccianti poveri e analfabeti, che della lotta contro il plebeismo culturale facevano la cifra del loro essere comunisti, sento un arretramento. Questa comunità ha scelto un’altra strada. Quella della maggioranza ricercata nelle alchimie che non hanno respiro, non prefigurano prospettiva e non danno un gran futuro al nostro partito.Ha vinto una maggioranza costruita grazie a un gioco, un guazzabuglio di mozioni di minoranza, un fardello di reazioni di pancia che consente a quattro mozioni, molto diverse tra loro, di coalizzarsi contro quella che ha guadagnato la maggioranza relativa. Dove il collante è l’ambiguità e un equilibrismo semantico.Il congresso è stato una battaglia importante, appassionante e dura che si conclude con un esito che è un colpo duro per Rifondazione e per la sinistra tutta. Non è un colpo mortale ma una battuta d’arresto e non intendiamo abbandonare la battaglia. Che non è un equilibrio di potere in Rifondazione ma la ricostruzione di una sinistra che parla al paese. I compagni della mia mozione non intendono lasciare neanche per un attimo e per un millimetro Rifondazione Comunista.I compagni e le compagne della mia mozione, oggi l’area politico culturale “Rifondazione per la sinistra”, vogliono perseguire la ricostruzione della sinistra, rivolgendosi alla sinistra diffusa, alle forze organizzate sul territorio, ai protagonisti delle lotte sociali, alle donne e agli uomini che credono che in Italia di una sinistra di popolo e all’altezza del tempo presente ci sia un gran bisogno. Intendiamo costruire una vasta e ricca mobilitazione permanente alle destre che dia prospettiva alla mobilitazione sociale e contemporaneamente vogliamo sostenere la nostra idea di politica e di sinistra all’interno del partito.Dalla sconfitta ripartiamo, per nulla scoraggiati, con un alto senso di responsabilità verso coloro che a noi guardano con attenzione, verso i nostri iscritti, i nostri militanti.Convinti che in questa sconfitta ci sia il seme buono per il futuro!
Nichi Vendola