mercoledì 12 settembre 2007

MOZIONE - Politiche attive per il lavoro che tengano conto dei bisogni delle donne e degli uomini diversamente abili.

MOZIONE

Al Sindaco del Comune di Narni

All’Assessore alle Politiche Sociali

All’Assessore alle Politiche Attive per il Lavoro

All’Assessore al Personale

Al Presidente del Consiglio del Comune di Narni

OGGETTO: politiche attive per il lavoro che tengano conto dei bisogni delle donne e degli uomini diversamente abili.

PREMESSO CHE

- la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (10 dicembre 1948), afferma che "tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti" (art. 1) e che "ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione" (art. 2);

- la Costituzione Italiana, all’art. 3, sostiene che: "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali";

- le Regole Standard per l’Uguaglianza di Opportunità delle Persone Diversamente abili, approvate dall’Assemblea Generale dell’ONU (20 dicembre 1993), prevedono Direttive di cambiamento sociale e richiedono un impegno politico e pratico forte affinché si realizzi l’uguaglianza di opportunità, quali: l’istruzione, il lavoro, l’accesso all’informazione e comunicazione, la riabilitazione, la vita familiare, la sessualità, la partecipazione alle attività culturali, religiose, sportive….;

- la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea sancisce che "è vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata in particolare sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o l’orientamento sessuale" (art. 21);

- la Risoluzione della I Conferenza Europea sulla Vita Autodeterminata per le Donne Diversamente abili (ONU, 1996) afferma che le donne diversamente abili sono soggette a massicce violazioni dei Diritti Umani senza riguardo per la loro età, origine etnica, orientamento sessuale, religioso, appartenenza di classe o altro status. Chiede che tutti i Paesi Europei si impegnino per l’applicazione delle Regole Standard dell’ONU per l’Uguaglianza di Opportunità delle Persone Diversamente abili ed in particolare delle donne diversamente abili;

- il Manifesto delle Donne Diversamente abili d’Europa - Gruppo di Lavoro sulle Donne e la Diversamente abilità, European Diversamente ability Forum, OnG (1997), ha il duplice scopo di far prendere coscienza alle donne diversamente abili dei loro diritti e delle loro responsabilità e sensibilizzare le Istituzioni europee e nazionali sulla condizione di discriminazione e violazione dei Diritti Umani a cui sono sottoposte le donne diversamente abili, perché vengano superate;

- la Dichiarazione e Programma di Azione adottati dalla Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne: Azioni per l’Uguaglianza, lo Sviluppo e la Pace di Pechino del 1995 e la successiva Conferenza di New York del 2000, hanno impegnato i Governi presenti a realizzare tutte le raccomandazioni, comprese quelle relative alle donne con diversamente abilità. Gli obiettivi strategici sono suddivisi per aree e per ognuna vengono descritte le azioni specifiche che devono essere attuate. I Piani di Azione che i Governi devono attivare contengono paragrafi specifici a favore delle donne diversamente abili;

- la Dichiarazione di Madrid (2002), documento conclusivo, elaborato come quadro ideale di azione da sviluppare durante l’anno europeo dei Diversamente abili del 2003, afferma principi molto importanti per un processo di rinnovamento a favore dei 50 milioni di persone diversamente abili in Europa e sostiene che le donne diversamente abili sono sottoposte ad una duplice discriminazione, auspicando azioni positive a loro favore;

CONSIDERATO

che i meccanismi sociali di discriminazione e di esclusione producono un impoverimento di risorse personali e abilità nella vita sociale e di relazione. Le donne diversamente abili, subendo una duplice discriminazione, determinata sia dalla diversamente abilità che dal genere, spesso:

- sono più vulnerabili dal punto di vista fisico, psicologico, sociale;

- subiscono limitazioni nello svolgimento delle attività della vita quotidiana;

- hanno minor accesso alle risorse sociali (educazione scolastica e professionale, formazione alle nuove tecnologie, lavoro, servizi sociali e sanitari, sport, cultura e tempo libero);

- fruiscono di servizi basati sulla logica del controllo e della separazione ("modello medico" anziché "sociale");

- rappresentano una fascia sociale "debole" e quelle con necessità più complesse (grave diversamente abilità) possono trovarsi in condizioni di povertà estrema;- trovano difficoltà a raggiungere alti livelli di istruzione;

- sono più svantaggiate sul mercato del lavoro e sottopagate;

- sono vittime di abuso e violenza sessuali;

- vengono ostacolate o scoraggiate alla sessualità, alla vita di relazione, alla maternità;

- sono costrette a lasciare il lavoro, qualora scelgano la maternità;

RILEVATO

che per affrontare i danni subiti dai condizionamenti sociali, per combattere le discriminazioni e valorizzare le abilità e capacità potenziali, per perseguire percorsi di vita autonoma, autodeterminata e indipendente, occorre:

- sviluppare un approccio fondato sulla tutela dei Diritti Umani e basato sull’empowerment delle donne e degli uomini diversamente abili;

- sviluppare politiche per l’uguaglianza e le pari opportunità, garantendo le stesse opportunità di accesso alle risorse sociali (scuola, lavoro, beni e servizi) e far sì che i diritti ed i benefici siano fruiti negli stessi luoghi e nelle stesse forme in cui ne beneficiano gli altri cittadini;

- attivare risorse di alta qualità a sostegno della vita quotidiana per favorire azioni verso la vita indipendente (non discriminazione + azione positiva = integrazione sociale);

- sostenere una legislazione nazionale antidiscriminatoria per favorire il raggiungimento dell’indipendenza e della massima potenzialità nella partecipazione sociale;

CONSTATATO

che il Comune di Narni già si avvale, sotto forma di convenzioni con associazioni, della collaborazione di personale diversamente abile, ma che nonostante ciò si riscontrano le seguenti problematiche:

- luoghi di lavoro con presenza di barriere architettoniche il cui ambiente genera nei lavoratori inevitabili disagi psicofisici;

- mansioni lavorative non definite che non soddisfano nel lavoratore diversamente abile il bisogno di impiego nel lavoro, di inventiva e di processi formativi.

Se il rapporto tra ruolo e mansione effettivamente svolta, che non considera le reali conoscenze e le giuste esigenza del lavoratore, non è ben definito, può causare effettivi rischi sulla salute dello stesso lavoratore ;

- gli individui coinvolti nei progetti troppo spesso devono rivolgersi a personale esterno perché l’ambiente di lavoro, inteso come l’intera struttura amministrativa, non crea una adeguata dimensione dell’autonomia;

IMPEGNA

Il Sindaco e la Giunta Comunale a:

- sviluppare politiche per le "pari opportunità" e sostenere una completa legislazione nazionale antidiscriminatoria che tenga conto dei bisogni delle donne e degli uomini diversamente abili, affinché siano eliminati gli ostacoli esistenti e non ne vengano creati di nuovi per favorire il raggiungimento dell’indipendenza e della massima potenzialità di partecipazione sociale;

- sostenere la corretta trasposizione a livello nazionale della Direttiva UE sul pari trattamento nel lavoro e nell’impiego che proibisca la discriminazione sulla base della diversamente abilità;

- assumere, nella pianificazione delle politiche sulla diversamente abilità dell’Amministrazione Comunale, i principi della Dichiarazione di Madrid;

- orientare le scelte politiche perché garantiscano che i diritti e i benefici siano fruiti dalle donne diversamente abili negli stessi luoghi e nelle stesse forme in cui ne beneficiano gli altri cittadini (mainstreaming);

- consultare prioritariamente le donne e gli uomini diversamente abili ed i loro movimenti sulle questioni che le riguardano e promuoverne la partecipazione diretta attraverso la concertazione per la pianificazione delle azioni;

- attivare, con la partecipazione diretta delle donne e degli uomini diversamente abili, campagne di informazione, di sensibilizzazione pubblica, di comunicazione per combattere i pregiudizi e la stigmatizzazione e promuovere una loro immagine positiva;

- riconoscere l’importanza generale dell’accessibilità per la parità di opportunità in tutte le sfere della vita sociale, garantire l’applicazione delle norme per rendere accessibile l’ambiente ed attivare programmi di azione perché ogni evento pubblico si svolga in luoghi fruibili da tutti i cittadini;

- assumere come regola che politiche per la diversamente abilità sono responsabilità di tutta l’Amministrazione Comunale e non competenza di un solo Assessorato;

- far sì che le deliberazioni siano dettate da criteri di uguaglianza di opportunità e, nei provvedimenti che riguardano le politiche a favore delle donne, devono sempre essere menzionate quelle con diversamente abilità (es. centro di soccorso per le donne violentate...);

- promuovere l’istruzione, la formazione professionale ed il lavoro ordinario per garantire loro indipendenza e dignità e indirizzare le azioni verso la vita indipendente, attivando le risorse necessarie perché le donne e gli uomini diversamente abili possano vivere in modo adeguato alle proprie necessità;

- attivare politiche a favore delle donne diversamente abili che scelgono la maternità, perché siano adeguatamente supportate e garantire loro un accesso all’assistenza personale;

- adottare ricerche statistiche di genere per identificare le necessarie aree di azione;

- promuovere uno studio di fattibilità per individuare quali strumenti attivare per favorire politiche di empowerment ed aiutare le donne e gli uomini diversamente abili ad affrontare i danni subiti dai condizionamenti sociali perché ottengano il rispetto dei loro diritti e la loro inclusione sociale (consulenza alla pari, gruppi di auto mutuo aiuto, difensore civico o altro);

- favorire l’attivazione di reti di donne e uomini con diversamente abilità per promuovere la loro crescita di consapevolezza personale e di abilità nella vita sociale e di relazione."

Alfonso Morelli – Capogruppo PRC-SE

lunedì 6 agosto 2007

MOZIONE- SOFTWARE LIBERO

MOZIONE

Al Sindaco del Comune di Narni

All’ Assessore Competente Roberta Isidori

Al Presidente del Consiglio del Comune di Narni

Narni, lì 06/08/2007

OGGETTO: SOFTWARE LIBERO.

"Il Consiglio Comunale di Narni,

PREMESSO CHE

viene definito come Software Libero quel software (sistemi operativi, elaboratori di testo, gestori di database, navigatori internet, e in generale programmi di qualunque tipo) per il quale siano garantite all'utente le libertà di eseguire, copiare, distribuire, studiare,
cambiare e migliorare il software. Più precisamente, ci si riferisce a quattro tipi di libertà per gli utenti del software:
  • Libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo (libertà 0);
  • Libertà di studiare come funziona il programma e adattarlo alle
    proprie necessità (libertà 1). L'accesso al codice sorgente ne è un
    prerequisito;
  • Libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo
    (libertà 2);
  • Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i
    miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio
    (libertà 3). L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.

Un programma è software libero se l'utente ha tutte queste libertà;

CONSIDERATO CHE

il delicatissimo aspetto della sicurezza informatica non consiglia l'impiego di software prodotto da aziende che non pubblicano il codice con cui sono stati realizzati i programmi, rendendo di fatto impossibile anche ad esperti sapere esattamente cosa quel programma fa o potrebbe fare. E' noto ad esempio che alcuni programmi sono potenzialmente in grado di inviare via Internet informazioni provenienti dal computer su cui sono installati a computer remoti, anche all'insaputa dell'utente/acquirente, e per la maggior parte dei software proprietari, essendo segreto il relativo codice sorgente, è inattuabile o comunque molto complesso verificare se
tale possibilità sia o meno presente. Questo aspetto sconsiglierebbe quanto meno l'impiego di software proprietari (senza codice sorgente controllabile) su computer su cui siano depositati dati riservati e/o di valore. Il rischio sopra esposto ha convinto alcuni paesi tra cui Francia (ad esempio il Ministero della Cultura, dell'Educazione e del Tesoro), USA (compresi agenzie governative come CIA, FBI, NASA, NSA), Gran Bretagna, Argentina, Belgio, Danimarca, Brasile, Germania, Perù, Spagna, India, Corea, Messico e Cina a dotare la propria amministrazione pubblica prevalentemente e preferibilmente di software a codice aperto (open
source);
in un'ottica di aumento della competitività nel mercato esiste l'indubbio beneficio di sviluppare altresì delle alternative ed in prospettiva si creino i presupposti per ottenere significativi miglioramenti del rapporto tra il prezzo di un prodotto ed il ritorno in termini di efficacia. In questo senso assume particolare rilevanza, ad esempio, la decisione del Governo Norvegese di non procedere al rinnovo automatico del programma di licensing tipico del software proprietario, a tutto vantaggio di una nuova strategia maggiormente aperta alle soluzioni basate sul software libero;

RILEVATO CHE

l'immissione sul mercato di nuove versioni di pacchetti software, spesso diverse dalle precedenti solo per pochi dettagli o poche funzioni marginali, non sempre garantiscono la compatibilità fra due versioni di uno stesso prodotto (si vedano la maggior parte dei software proprietari in commercio), generando così frequenti difficoltà nello scambio di dati fra uffici della Pubblica Amministrazione. Ciò equivale in pratica ad una costrizione piuttosto discutibile, per quanto variamente mascherata con licenze multiple, sconti e piani di upgrade, ad acquistare sempre, a caro prezzo, il prodotto più recente; aggiornamento che spesso significa, per l'ufficio acquirente, anche un calo di produttività dovuto ad una maggior lentezza dei prodotti più recenti (e pesanti), o una maggiore spesa per aggiornare anche l'hardware;

RITENUTO CHE

requisiti essenziali per i dati della Pubblica Amministrazione siano:

  • la sicurezza dei dati trattati e conservati;
  • la comunicabilità e accessibilità dei dati, cioè ad esempio ogni
    documento messo a disposizione del pubblico dovrebbe essere in un
    formato leggibile dai principali programmi di videoscrittura e non
    solo da uno o pochi;
  • la stabilità del formato, al fine di garantire la permanenza nel tempo
    della documentazione prodotta dall'Amministrazione, evitando di dover
    ricominciare da zero in caso di cambiamento di hardware o software, di
    conseguenza ogni documento deve essere in un formato reputato stabile
    nel tempo, che non subisce evoluzioni con l'evoluzione del software
    che lo elabora;

OSSERVATO CHE

l’acquisto delle nuove versioni di software proprietario rappresenta una spesa ingente del totale della spesa informatica, con costi che si avvicinano a quelli sostenuti per l’acquisto dell’hardware dei modelli più recenti di personal computer; tali stanziamenti di spesa potrebbero essere meglio investiti per potenziare i servizi pubblici in rete, ad oggi spesso insufficienti, o per la promozione di una maggiore alfabetizzazione informatica dei cittadini; la tendenza considerata più conveniente, anche nell’ambito della cosiddetta “nuova economia”, è quella di spostare gli investimenti sui servizi come assistenza, corsi, formazione in genere e installazione, investendo più sugli uomini e sullo sviluppo; continuare a proporre investimenti solo sul software proprietario e pochissimo sui servizi e sul software libero è anacronistico e probabilmente fuori mercato;

PRESO ATTO CHE

Il Consiglio Regionale con delibera n°89 del 19 giugno 2006 approva la legge “Norme in materia di pluralismo informatico, sulla adozione e la diffusione del software a sorgente aperto e sulla portabilità dei documenti informatici nell’amministrazione regionale;L’Amministrazione regionale, nel rispetto del principio costituzionale di buon andamento e di economicità dell’attività amministrativa, di cui all’articolo I, comma I della legge 7 agosto 1990, n.241 favorisce l’adozione di software a sorgente aperto; RILEVATO CHEL’uso di strumenti informatici e di Internet sarà generalizzato in ogni abitazione civile (come e più del televisore) di qui a pochi anni, ciò rende inopportuno che in ogni computer ci sia software prodotto da una sola azienda il cui codice è noto solo al produttore;

CONSIDERATO CHE

La caratterizzazione tecnologica del distretto della conca ternana lo rende
particolarmente adatto per investire verso nuove strade produttive, ed il
software libero potrebbe essere una delle carte vincenti;

Il valore culturale per cui il carattere pubblico e la condivisione dei risultati provoca la diffusione delle conoscenze che non restano confinate in industrie private o centri di ricerca;Si incentiva un importante sviluppo economico per cui pagando per i servizi effettivamente svolti e non per le licenze, gli investimenti producono valore sul territorio favorendo al contempo l’economia locale;

L’adozione del software permette di raggiungere dei risparmi di gestione valutabili intorno al 30% per posto di lavoro;

IMPEGNA

Il Sindaco e la Giunta Comunale:Nell’ambito del mantenimento di un livello ottimale di efficienza e funzionalità dei prodotti software per gli uffici comunali:

  • ad avviare uno studio di fattibilità, di pianificazione e
    sperimentazione, eventualmente tramite progetti pilota,
    sull’introduzione progressiva di software libero nel Comune di Narni
    e di sviluppo di applicativi per la P.A. in ambiente open source;
  • a tenere conto dei seguenti fattori nella scelta dei pacchetti
    software da acquisire e utilizzare:
  • esigenze di sicurezza e quindi esclusivo impiego di software libero
    per i computer destinati ad utilizzare e immagazzinare dati riservati,
    protetti dalla legge sulla privacy o comunque di valore per
    l’Amministrazione e/o per i cittadini;
  • componente costo del prodotto/assistenza fornita allorché siano state
    riscontrate in offerta concorrenziale caratteristiche comparabili di
    facilità d’uso e rispondenza dei singoli prodotti alle esigenze degli
    enti stessi (specie laddove queste si identifichino, come normalmente
    accade, nella semplice produzione di documenti, scambio di posta o in
    altre elementari funzioni) nonché a verificare se analoghe
    caratteristiche sono assicurate da prodotti che adottino licenze GPL o
    similari;
  • nella creazione dei budget di spesa a dare maggior peso ai vantaggi
    occupazionali per il territorio derivanti dagli investimenti in
    assistenza, installazione e sviluppo ad hoc rispetto ai costi di
    licenza del software;
  • a promuovere l’impiego di formati di dati standard, aperti e
    documentati, in quanto di estrema importanza e flessibilità per
    mantenere la piena compatibilità con futuri cambiamenti tecnici;
  • ad inserire nel programma dei corsi di riqualificazione informatica
    per i dipendenti comunali anche l’impiego del sistema operativo
    GNU/Linux e di altri prodotti di software libero (e quindi open
    source) e ad indirizzare i dipendenti all’impiego esclusivo di formati
    di salvataggio/interscambio leggibili da qualsiasi altro programma;
  • ad attivarsi, eventualmente prendendo contatti con associazioni e
    gruppi locali, come GNUG (Gnug’s Not a User Group) e LUG (Linux User’s
    Group) Terni, e nazionali, come ILS (Italian Linux Society) e AsSoLi
    (Associazione Software Libero), per mettere in atto politiche per
    diffondere maggiormente il software libero e open source nelle scuole,
    in considerazione del valore didattico e culturale di tale tipo di
    software, e in generale presso tutti i cittadini;
  • a privilegiare imprese di prossimità disposte a sottomettersi alla
    rigorosa concorrenza imposta dal software libero;
  • a redigere le specifiche dei sistemi informativi basandosi sui
    risultati attesi, e non sui nomi dei prodotti;
  • ad evitare che la fruizione di servizi Web di e-government sia
    vincolata all’utilizzo di browsers proprietari, specie se funzionanti
    solo su sistemi operativi proprietari e a pagamento;
  • ad adoperarsi affinché si individuino e si realizzino investimenti
    adeguati, anche in collaborazione con altri attori istituzionali e
    non, per promuovere nel territorio cittadino un distretto tecnologico
    correlato con il software libero, in modo da accrescere la cultura, le
    competenze, le risorse ed i collegamenti necessari per far diventare
    Narni punto di eccellenza a livello, quantomeno regionale, per lo
    sviluppo e la diffusione del software libero.”
Alfonso Morelli – Capogruppo PRC-SE